DIRITTO ALLA VITA, DIRITTO AL CIBO E SPRECO ALIMENTARE

Il primo riferimento sul diritto al cibo è contenuto nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, del 1948, che con l’art. 25 prevede: “Ogni individuo ha diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della propria famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione”.

Dopo oltre mezzo secolo dal primo riconoscimento del diritto al cibo, tuttavia, il problema della fame rappresenta ancora un tema allarmante, una violazione della dignità umana, un ostacolo al progresso sociale, politico ed economico di ogni paese. L’incessante crescita economica a livello mondiale, nell’Unione Europea ed a livello locale è caratterizzata da una enorme quantità di spreco alimentare, tanto che lo spreco di cibo è una delle principali conseguenze della mercificazione dei beni prodotti e dell’imporsi delle logiche del capitalismo.

Negli ultimi anni lo spreco alimentare ha ricevuto grande attenzione perché considerato causa di effetti negativi economici, ambientali e sociali e rappresenta uno dei temi più importanti legato al concetto di sostenibilità. L’Unione Europea spreca 90 milioni di tonnellate di cibo; in Italia lo spreco costa circa 12,5 miliardi di euro all’anno (in media 76 kg di cibo all’anno buttato nei bidoni della spazzatura), con una perdita del 32% nella fase di produzione agricola (pari a 532 milioni di tonnellate); nelle fasi successive alla raccolta si spreca il 22% (pari a 355 milioni); un altro 22% è rappresentato dallo spreco domestico (345 milioni); il 13% di spreco durante la distribuzione e nella ristorazione, mentre l’11% di cibo si spreca nella lavorazione industriale. Oltre la metà (54%) di questo spreco dipende dalle abitudini dei consumatori.

In questo preoccupante scenario si è posto un vivo interesse per la questione dello spreco alimentare. Infatti, in ambito Europeo, nel 2012 il Parlamento ha approvato una risoluzione su come evitare lo spreco degli alimenti, sollecitando gli stati membri ad affrontare con urgenza il problema attraverso l’adozione di misure di riduzione degli sprechi lungo tutta la filiera.

In Italia, un intervento del legislatore per affrontare il problema dello spreco alimentare è avvenuto con la legge 30 agosto 2016, n. 166, contenente norme sulla donazione, la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi. I principali aspetti della legge 166/2016 riguardano interventi finalizzati a favorire il recupero e la donazione di beni alimentari, farmaceutici ed altri prodotti in favore di soggetti che operano senza scopo di lucro. Lo spirito che anima la normativa italiana è genuinamente solidaristico, poiché fa appello a tutti gli attori sociali, pubblici e privati, per una cultura della responsabilità, dell’eguaglianza, della sussidiarietà e del dono, nella convinzione che solo la spontanea adesione a questi valori consenta un reale cambiamento sociale.

Le cessioni gratuite di eccedenze alimentari da parte degli operatori del settore alimentare devono essere destinate in via prioritaria al consumo degli indigenti, mentre le eccedenze non più idonee al consumo possono essere cedute per il sostegno vitale di animali e per altre destinazioni, come il compostaggio.

Sono infine previsti benefici fiscali per chi cede a titolo gratuito prodotti alimentari ad indigenti. Infatti, per incentivare chi dona agli indigenti, le amministrazioni locali possono applicare una riduzione della tassa sui rifiuti proporzionata alla quantità dei beni e dei prodotti ritirati dalla vendita ed oggetto della donazione.

Ma per vincere contro lo spreco alimentare occorre prima di tutto avere rispetto del cibo, avendo cura di attribuirgli il giusto valore etico e culturale, prima che economico.